Indennità ai consiglieri di Stato, doppio “non luogo a procedere”

Indennità ai consiglieri di Stato, doppio “non luogo a procedere”
Ostilità chiuse d'ufficio, almeno sul fronte giudiziario, dopo denuncia e controdenuncia sull'asse Matteo Pronzini-Esecutivo cantonale: né abuso di autorità da una parte (quella del Governo) né calunnia dall'altra (quella del deputato). La battaglia torna a Palazzo delle Orsoline...

Almeno per quanto riguarda la magistratura ticinese, pari e patta tra il granconsigliere ed i quattro quinti del Consiglio di Stato con cui primamente disgiunse aspra contesa. Cioè: non luogo a procedere su un fronte perché nessuno si è volontariamente arrogato diritti, non luogo a procedere sull'altro perché viene a mancare un presupposto pertinente sia alla calunnia sia alla denuncia mendace. In calce ad entrambe le decisioni sta la firma di Andrea Pagani, procuratore generale; se vertenza sussiste, ed anzi dal momento che essa sussiste, ogni passo resta da compiersi nell'“altra” sede istituzionale, quella di Palazzo delle Orsoline in Bellinzona.Il contendere, ed a dare un taglio al nodo gordiano giunge stamane una nota-stampa dalle stanze di via Pretorio in Lugano, è dato dalla “vexata quaestio” dei rimborsi e delle indennità ai membri dell'Esecutivo cantonale, tema che è punta di diamante nell'attacco portato da Matteo Pronzini (Mps) al Governo in carica e che qualche esito ha prodotto (ad esempio, la rinuncia al rimborso delle spese telefoniche nella loro intierezza; in ballo resta invece il trattamento previdenziale per i membri dell'Esecutivo, argomento su cui circolano ora ben due pareri giuridici). E dunque, precipuo aspetto a mente del procuratore generale: da parte dell'autorità politica cantonale, che era stata denunciata fa Matteo Pronzini, nessun abuso di autorità secondo quanto sta scritto nell'articolo 312 del Codice penale, mancando in ogni caso - cioè anche se sussistesse una fattispecie astratta del caso - l'“elemento soggettivo del reato ipotizzato” che, alle brevissime, è poi l'atto di volontà o la carenza di attenzione da parte del soggetto attivo, dunque decreto di non luogo a procedere; una sostanziale conferma di quanto indicato da John Noseda, predecessore di Andrea Pagani al vertice del ministero pubblico, con i decreti di abbandono emessi mercoledì 14 febbraio e venerdì 9 marzo e con riferimento ad indennità, rimborsi-spese, doni e salari di fine mandato, aspetti tra l'altro riguardanti anche il cancelliere di Stato. Presto detto il motivo in forza del quale ci si sia trovati di bel nuovo ad affrontare tale materia: sul finire di agosto Matteo Pronzini si era indirizzato al subentrato ossia novello procuratore generale, “chiedendo di rivalutare” sul piano penale la situazione determinatasi “dopo i citati decreti di abbandono”; rivalutazione eseguita “sulla base di altri accertamenti e di verifiche giuridiche”, senza tuttavia che “si configurassero i presupposti” menzionati, et cetera, a rigore di “attenta analisi dell'operato e delle procedure nel frattempo avviate dalle parti coinvolte”.Quanto alla replica giunta perentoria dai membri del Consiglio di Stato cui Matteo Pronzini continua a destinare strali, e dunque tutti tranne il socialista Manuele Bertoli, “non adempiuti gli elementi soggettivi costitutivi dei reati penali ipotizzati”, vale a dire calunnia ex-articolo 174 e denuncia mendace ex-articolo 303 del Codice penale svizzero. Morta lì, e più non dimanare: “Per ragioni formali e nel rispetto delle regole istituzionali e della riservatezza che esse impongono, il ministero pubblico non rilascerà altre informazioni”. Sino a prossimo papiro?

pizza piazza locarno
lugachange
Claciopoli

Ultime news

promozione pubblicita

Accesso utente

nervoso e tifoso
 
salotto gabry