Filo di nota / In landa bergamasca il “nemico” di Campione d'Italia

Filo di nota / In landa bergamasca il “nemico” di Campione d'Italia
A parte l'attenzione dedicata dalla stampa - noi compresi - al di qua del confine ed a parte qualche appello che dal luogo parte all'indirizzo delle autorità politiche tricolori (Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio nel Governo guidato da Giuseppe Conte, ha in effetti risposto di essere al lavoro per una soluzione), non trova per ora risposta concreta il dramma che Campione d'Italia sta vivendo da fine luglio ovvero dopo il “crack” del suo casinò - un buco nero da 130 milioni di euro - e che ha generato ripercussioni catastrofiche sull'occupazione nel territorio dell'“enclave”. Fossimo nelle autorità locali, o in quel che di esse rimane (autorità ed autorevolezza sono concetti che dovrebbero andare di pari passo), più che della fumosa ipotesi di una riapertura immediata ci preoccuperemmo di quel che sta avvenendo a distanza d'un centinaio di chilometri direzione est: la licenza ovvero la concessione per la casa da gioco (una delle quattro su suolo italiano: Sanremo, Venezia e Saint-Vincent le altre piazze) viene ora richiesta, con atto formale di alcuni esponenti politici (una senatrice, un deputato ed un consigliere regionale), per il... riutilizzo sulla struttura - in immagine - di San Pellegrino Terme, provincia di Bergamo, dove tale struttura operò tra il 1907 ed il 1917 ed è al centro di un significativo intervento di restauro e di ristrutturazione (roba da 40 milioni di euro, metà dei quali già stanziati). Dichiarazione di principio: lì sono disponibili a riassorbire una quota dei dipendenti del casinò ora in condizione di premorte. Un affare per tutti, Ticino compreso?
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