Calcio / Mondiali, Rossocrociazia sciagurata ma avanti. Ora la Svezia

Calcio / Mondiali, Rossocrociazia sciagurata ma avanti. Ora la Svezia
Demoralizzante 2-2 con la Costarica nell'ultimo impegno della fase di qualificazione. Tutto storto a parte la fortuna e le reti (Blerim Dzemaili e Josip Drmic) contro il senso della partita. Persi per un turno sia Stephan Lichtsteiner sia Fabian Schär, causa ammonizione che si somma alla diffida già rimediata.

Due sole cose utili, una vera ed una ipotetica, nell'odierno terzo impegno della Rossocrociazia - il campo: Niznij Novgorod, sul Volga; di che far venire la tentazione di immergere qualche giocatore in acqua, chissà che si rianimasse - ai Mondiali di calcio in Russia. La certezza; qualificazione ottenuta agli ottavi di finale, ovvero il conseguimento dell'obiettivo minimo per il quale è stato messo assieme un organico in chiaroscuro. L'ipotesi: che Vladimir “Vlado” Petkovic, puntando sin dall'inizio al pareggio con la Costarica per poter scegliere la Svezia come prossima avversaria (il che sarebbe avvenuto in caso di successo del Brasile sulla Serbia, e così avvenne, 2-0 il punteggio), abbia voluto coprire le batterie ed impegnare la squadra a dare il peggio di sé, in modo che all'esterno sembri che non ci siano più né idee né energie. Se tale era l'intento, obiettivo centrato: si è avuta esattamente l'impressione di un collettivo sgranato, privo di relazioni tra i reparti, improponibile persino in un'amichevole con il SavosaMassagno. E che il 2-2 finale ha rubacchiato, al di là dell'essersi trovato avanti per 1-0 e poi per 2-1, salvo concedere stupidamente un rigore oltre il 90.o.

Della partita, dateci retta, meglio che non si parli. Della cronaca, insomma, al di là dei goal: al 31.o l'inzuccata di Blerim Dzemaili, pari dei centramericani al 56.o con Kendall Waston; nuovo allungo con Josip Drmic (88.o), indi (93.o) rigore calciato sulla traversa da Bryan Ruiz, con palla fiondata secca verso il basso ossia sulla nuca di Yann Sommer portiere, e diremo quindi che trattasi di autorete per mera sfortuna. Ma: Costarica a colpire un palo ed una traversa nei primi 10 minuti ed a non poter battere un rigore nel finale - sì, un altro rigore, precedente a quello concesso - per millimetrico fuorigioco riconosciuto grazie al controllo con l'occhio elettronico del “Var”, quand'invece l'arbitro Clement Turpin si era già indirizzato in modo perentorio verso il dischetto. Dalla parte della Rossocrociazia, fatta eccezione per un palo ancora tremante su soluzione tentata da Josip Drmic, tre note di demerito che si chiamano vuoto offensivo, sterilità interdittiva a centrocampo ed eccessiva permeabilità della retroguardia. Si fa prima a dire di quelli che hanno lavorato bene: Yann Sommer, trascurandosi proprio l'episodio del rigore che in ogni caso non contava più nulla; Ricardo Rodriguez, unico (e quasi impeccabile) cursore sulla fascia sinistra; ovviamente Josip Drmic, che in presenza da 21 minuti più recuperi ha inventato e concretizzato più di quanto Haris Seferovic sia stato in grado di offrire nell'arco dell'ultimo quinquennio. Si salverebbe anche Stephan Lichtsteiner, se non fosse per l'ammonizione rimediata (ergo, a somma di gialli, squalifica per il prossimo turno) e per la trentordicesima bestemmia sparata a bocca piena in favore di telecamere; e adesso davvero basta, la stima verso il giocatore resta ma in questi Mondiali troppe cose - aquilotti compresi - sono state abbuonate con la compiacenza dei “federales” che pare non sappiano non vedano non sentano e soprattutto non capiscano. Non si salverebbe Fabian Schär, assai meno preciso rispetto al solito negli interventi di copertura; ma anche questo è problema secondario, difensore ammonito più diffida già presente uguale altra squalifica, sicché l'intero reparto secondario sarà da ricostruirsi al volo. Ed ora, brevi e dolenti note sul fronte d'attacco: Xherdan Shaqiri, fantasmatico in antitesi a quello visto all'opera contro la Serbia; Mario Gavranovic, zero palloni giocati ed opportunità mal gestita. Il peggio del peggio da Denis Lemi Zakaria Lako Lado, che sta ad un centrocampista come i licheni stanno ad un ghepardo: messo in pista allo scadere dell'ora in luogo di un Valon Behrami cui si esprime il diritto ad un po' di stanchezza, il congolese non ha vinto un contrasto che fosse uno (per forza: li evita), si è buscato un'ammonizione al 75.o per fallo utile quanto i pattini da hockey nel deserto del Kalahari, ha causato il rigore del 2-2 travolgendo un avversario al quale altri stavano già per sbarrare la strada, et cetera.

Giusto merito alla Costarica: martellante, per nulla disposto a sottovalutare l'impegno nonostante acclarata e non confutabile eliminazione, a tratti persino divertente e denso di leggerezza. Nulla avrebbero rubato, gli uomini di Óscar Antonio Ramírez Hernández, se stasera la freccia della sorte li avesse privilegiati. Occhio: il “bonus” della fortuna e dei favori ricevuti, sulla panca di Vladimir Petkovic, è ormai stato esaurito.

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