Plr luganese nel marasma, Giovanni Viscardi lascia la presidenza

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Plr luganese nel marasma, Giovanni Viscardi lascia la presidenza
Amarezza e sassolini scaricati a crepitio - ma con stile indiscutibile - durante l'assemblea di stasera al “Palacongressi”: “Un nonsoché di inesplicabile ha interrotto il circuito virtuoso della parola”. Il messaggio: contro di me metodi sempre considerati riprovevoli “se utilizzati da altre forze politiche”. Ergo, saluti e fate voi come meglio credete.

Sapete che c'è? Che ne ho abbastanza: delle critiche alla mia gestione ed al mio linguaggio, dell'atteggiamento di quelli che non hanno mai vinto nulla ma si appropriano anche un progresso da zero virgola per cento alle ultime tornate elettorali, dei siluretti sparati alle opere vive con i messaggini lanciati tra le righe di qualche “contributo” manco sollecitato ma inviato alla stampa che è disposta a pubblicare la qualunque; e nemmeno ho bisogno di dirvi che ho le tasche piene di certi che, all'esterno di queste mura, brillano per l'aver socializzato le perdite (di consensi) capitalizzando e privatizzando gli utili (nei ruoli istituzionali). Alle brevissime, perché questa è soltanto una sintesi e forse si sta facendo cenno solo alla metà delle questioni in essere, il telegrammino scagliato stasera da Giovanna Viscardi, granconsigliera librad in quel di Bellinzona ma soprattutto presidente del Plr sezione luganese. Presidente, ops, pardon: ex-presidente. Dimissioni a muso duro, infatti; e che vadano a pascolare quelli per cui la politica è solo un investimento programmatico sulla propria promozione sociale.

Dei malumori in seno alla sezione Plr, vabbè, sapevano ormai cani e porci, non necessariamente tutti all'esterno, e da settimane se non da mesi. Mormorii, nervosettismi (per essere nervosi a ciclo completo occorre anche una certa dignità) all'indirizzo dell'Ufficio presidenziale, rapporti sfilacciati perché a qualcuno veniva comodo il corroderli con l'acido, ed ancora l'eterna questione di una Lugano elettoralmente rilevante e sulla quale altri vorrebbero lanciare una sorta di Opa, se non addirittura procedere all'infeudamento; un Hellzapoppin privo della componente comica, ed anzi triste, mugugnoso, rancoroso, sussurroso senza morbidezza alcuna, asprezze sibilate con due incisivi affondati nel labbro inferiore. Tutto denunciato - oh, non è che servano tanti discorsi, soprattutto laddove “un nonsoché di inesplicabile ha bruscamente interrotto il circuito virtuoso della parola” - proprio dalla tribuna: altro che frammentazione, il dialogo tra chi sta negli organi della sezione e chi opera negli organi comunali si è interrotto dopo un primo periodo in cui “lo scambio di pensieri e propositi sembrava fluire armonioso, a beneficio di una promettente collaborazione”, senza tuttavia che sia possibile l'individuare “cause oggettive di questo improvvido scompiglio dei canoni comunicativi”. Bersaglio chiaro, e su questo si immagina un futuro prossimo denso di schermaglie, i “critici dell'ultim'ora”, quelli che hanno “smarrito la memoria dei ripetuti riconoscimenti di sintonia” e che invece “hanno concentrato un'offensiva su presunte mie manchevolezze comportamentali”; vai a capire il senso di tali affermazioni, “di arroganza e di intolleranza e di incoerenza non mi sento portatrice”. Alle evidenze, secondo l'ormai ex-presidente, una situazione di strappo che taluni avrebbero deliberatamente cercato di provocare usando sistemi stalinisti e prodromici a sistemi da purga staliniana ovvero - e qui parte la citazione - “metodi che nel Plr sono sempre stati riprovati qualora ad utilizzarli fossero altre forze politiche”. Per il gusto di rompere gli schemi, per odio verso Giovanna Viscardi, per quale motivo insomma? Vattelapesca: “Forse per procurarsi una posizione di effimero vantaggio”. Di sicuro, senza rispetto, cioè arrivando a ferire “la sfera personale del suo immaginato contendente”. A parere dell'accusata diventata accusatrice, “non solo una caduta di stile, ma un crollo della tensione etica... Il mezzo reca già in sé la sua condanna”. E, nell'impossibilità di stemperare i toni e le tensioni, “la ragione mi induce a considerare quantomeno problematica la prosecuzione di una convivenza, a ruoli immutati, con chi ha mostrato di non apprezzare il bene che può nascere da un civile confronto dialettico”.

Il finale della storia, beh, avrete capito dove si stia andando: “Da qui la mia rinuncia alla carica di presidente”. Un minuto dopo, dimissionario anche l'intero Ufficio presidenziale. Buona Pasqua, neh.

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