Guai sulla rotaia transfrontaliera: «Eh, ci è mancato il tempo...»

Guai sulla rotaia transfrontaliera: «Eh, ci è mancato il tempo...»
Impudenza allo stato brado nelle valutazioni dei vertici Ffs e “Tilo” dopo le proteste degli utenti per i clamorosi disservizi lungo la neonata linea Mendrisio-Stabio-Arcisate-Varese. Tra fiumi di parole, un'ammissione sconcertante: per il collaudo dei sistemi di sicurezza nella “transizione dinamica” sul cambio di tensione sarebbero serviti sei mesi, ed invece qualcuno volle forzare la mano e chiudere la partita in 30 giorni.

Se i treni non partono, se i treni accusano ritardi, se i treni non riescono a rispettare le coincidenze, se i treni hanno sino ad ora offerto più disservizio che servizio, beh: mica è colpa di quelli che gestiscono la linea, sapete? Ennò: a valle ci sarà sempre qualcuno su cui scaricare le responsabilità. Lo dicono, papali papali, alle Ffs, dove pare che si siano resi conto di un'evidenza qui denunciata sin dal primo giorno; e cioè che la Varese-Arcisate-Stabio-Varese, consegnata all'utenza con un plateale ritardo di quattro anni e mezzo rispetto al concordato sicché si viaggiò per un pezzo sulla sola tratta Mendrisio-Stabio nell'attesa di Godot, è un'anatra zoppa a causa dei collaudi effettuati in tempi troppo brevi. Sarebbero serviti sei mesi (vero: non è nemmeno una novità), ed invece la fretta fu cattiva consigliera e per volontà di un “Mister Who” fu deciso di procedere nello spazio di 30 giorni, tutto alla rapida, tutto alla veloce. In banale metafora, come se vi fosse stata infine consegnata l'auto da voi a lungo attesa - figurarsi, stanno ormai costruendo il modello successivo... - e con un ultimo ritardo nell'ordine di qualche settimana (l'attivazione della tratta su suolo italiano venne infatti procrastinata all'ultimo momento, a metà novembre l'annuncio del rinvio oltre l'Epifania), alleluia; peccato che, al primo viaggio, il motore si spenga ogni tanto e senza motivo, le gomme si sgonfino e sul cruscotto si accendano spie per problemi che il manuale di bordo nemmeno contempla. E, quando chiamate per avere lumi e spiegazioni, alla concessionaria risponda solo la segreteria telefonica: “Siamo in ferie, non disponiamo del servizio di picchetto, provare a richiamare un altro giorno”.

Starebbe insomma tutto lì, o in gran parte lì, il motivo della sciagura che i peraltro rari viaggiatori si trovano ad affrontare da mane a sera, collezionando esperienze che manco nel Punjab. L'espressione magica è “transizione dinamica”, qualcosa che al solo udito dovrebbe ispirare entusiasmo e frenesia, gente, quanto siamo avanti, noi. Dicono ora dalle Ffs che è stato riscontrato un “problema puntuale” nel cablaggio per questa “transizione dinamica”, che è poi il passaggio al volo - cioè mentre il convoglio è in marcia - dal sistema di alimentazione a 15'000 Volt utilizzato sulla rete svizzera al sistema di alimentazione a 3'000 Volt presente sulla rete italiana; un'ammissione di incompetenza, se nell'arco di otto anni e mezzo la questione non era stata esaminata e risolta di principio, quando per esempio sarebbe bastata un'estensione del sistema di alimentazione a 15'000 Volt - eliminando l'esigenza di “transizione dinamica”, compreso l'aspetto legato alla sicurezza ed al controllo - dal confine del Gaggiolo sino alla stazione di Cantello-Gaggiolo, distanza di forse 300 metri lineari, in modo che il cambio di rete avvenisse in situazione di treno fermo alla stazione stessa. Troppo semplice, troppo logico? Vai a capire: stando ai vertici Ffs, e si ripete, il periodo dei “test” sulla Mendrisio-Stabio-Arcisate-Varese sarebbe dovuta durare sei mesi, “mentre il tempo effettivamente a disposizione si è ridotto ad un mese a causa del ritardo nella consegna della nuova tratta”. Tratta: con diabolica abilità, nel mirino è il percorso “da Stabio a Varese”, quand'invece si sa che i binari ed i servizi da Stabio alla frontiera erano pronti sin da prima dell'inaugurazione dei pochi chilometri da Mendrisio a Stabio. Altra ammissione, ad ogni modo: c'è stato un ritardo supplementare sino ad ora sottaciuto e del quale i viaggiatori pagano ogni conseguenza.

Viene allora da sorridere quando, tra le difficoltà insorte, taluno introduce “l'assenza e/o i ritardi nella consegna dei documenti di circolazione da parte del personale” dell'azienda di trasporti corrispondente, ossia l'italiana “Trenord”: con l'uso di un “tablet” o di uno “Smartphone” il problema sarebbe stato risolto alla sorgente, ma no, oltreconfine tale documentazione è tuttora in sola forma cartacea, con tanto di brogliacci compilati in parte a mano e di volta in volta. Oh, ma non preoccupatevi: alla “Trenord” stanno lavorando sul problema, cioè pensano di adottare per l'appunto i “tablet” già a disposizione dei macchinisti “Tilo”, ed anzi loro strumento di base. Quando? Testuale: “Nel giro di pochi mesi”. Dopo un'attesa pari ad otto anni e mezzo, e davanti all'eternità, che volete che siano “pochi mesi”, quei pochi mesi che dovrebbero servire - ma forse bisognerà arrivare a dicembre 2018 - per risolvere i punti cruciali connessi con l'orario. Pare infatti che al momento sia impossibile il raggiungere un obiettivo dato già per acquisito da tempo, ossia il rispetto dei tempi di percorrenza da parte dei regionali della “Trenord” in arrivo da Milano via Varese; da ciò deriverebbe un problema sull'incrocio alla stazione di Induno Olona. Una strozzatura sulla linea di produzione, in linguaggio industriale. Imponderabile, come no...

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