Regalano speranza. Sì, i ragazzi del Blenio hanno già vinto

Regalano speranza. Sì, i ragazzi del Blenio hanno già vinto
Sono in pista per cercare la salvezza nell'hockey di Terza lega, vero. Ma stanno disputando anche un'altra partita: con risorse proprie, franchetto su franchetto, giocatori e dirigenti hanno finanziato la costruzione di un pozzo per l'acqua potabile in Kenya. Obiettivo raggiunto, presto il “via” ai lavori e l'inaugurazione.

Si insiste spesso, su queste pagine, circa il valore intrinseco delle piccole realtà sportive negli angoli del Cantone: per il valore identitario che esse trasmettono di generazione in generazione, per il loro essere testimoni di un territorio, ed anche - non da ultimo - per il fatto che quel misurarsi nel segno dell'agonismo su un campo o in una vasca o su una pista in nome del proprio paese o della propria comunità è segno vitale e peculiare, dunque di senso opposto alla massificazione. Si lotta, certo, per la gioia di una sera, per la doppia felicità di un momento che interrompa una serie negativa, per i punti in classifica, per un risultato. Ma cosa triste sarebbe se a questo si riducesse l'impegno. Come sanno alla latitudine dell'Hockey club Blenio, storia già a metà del quarto decennio, nove presidenti succedutisi da Stefano Buzzi a Mauro Giamboni odierno timoniere, e sempre con un occhio oltre la siepe di casa: sino al Kenya, e non per turismo.

Un franco sul franco, un salvadanaio rotto dopo un altro, un contributo qui ed una rinuncia là sono difatti bastati a dirigenza e giocatori della squadra - bel caso di amatorialità vissuta con “pàthos” quotidiano, dal ghiaccio alla tavola, dall'organizzazione dell'annuale torneo di beach volley (intorno alla metà di luglio) alla promozione diretta delle peculiarità della regione - per giungere in queste ore, e dunque persino in lieve anticipo sull'atto conclusivo della stagione sportiva, al traguardo di un progetto acquisito e fatto proprio: il finanziamento di un pozzo per l'acqua potabile in Kenya, da qui una distanza di 6'300 chilometri in linea d'aria o di 10'000 e rotti chilometri via terra. Perché in tale sede? Perché tempo addietro venne raccolto l'invito dei responsabili degli “Amici del Kenya”, associazione operante dal 2007 su programmi specifici con attività di volontariato, ora in parte sulla costa oceanica in prossimità di Malindi ed in parte nella zona di Kibera, “bidonville” di Nairobi; scolarizzazione di adolescenti e bambini, assistenza sanitaria, microcredito funzionale all'avvio di imprese e per l'appunto costruzione di pozzi per l'acqua potabile le linee operative, da un'idea di Fabio Stefanini e dei suoi familiari. Le cose, al solito, vanno così: uno ci mette la testa e la faccia, e la catena di solidarietà si sviluppa. Roba molto svizzera, roba molto tenace, roba molto pratica. Fatti due ragionamenti: possiamo? Possiamo. Anzi, con facile battuta: “Pozziamo”. Di più, con partecipazione diretta: fra qualche giorno un membro dello “staff” partirà per l'Africa al fine di seguire i lavori di costruzione, cui seguirà una breve cerimonia inaugurale con la posa della targa di ringraziamento. Pronta, la targa: per non farla troppo complicata, la scritta “Hockey club Blenio” dal Canton Ticino, Svizzera, e la foto dei giocatori in gruppo.

“Lo spirito di una grande squadra è anche questo”, così ed alle brevi il commento di Mauro Giamboni all'uopo sollecitato (tra l'altro: il cavare due parole è sempre un'impresa, quasi che sia stato fatto solo quel che era da farsi). Poco allora importa, al di là dell'orgogliio perché si gioca con un obiettivo per quanto sin dall'inizio si sappia quanto difficile sarà il conseguirlo, se fra una settimana il Blenio sarà ancora in Terza lega o si ritroverà in Quarta, trovandosi in lotta per la salvezza con il Nivo degli Astérix da villaggio gallico. Atleti, dirigenti, tecnici, collaboratori e compartecipi dell'avventura sportiva del Blenio, tutti insieme, hanno già vinto.

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