Stipendi da infarto a sindaco e municipali, Bellinzona dice «no»

Stipendi da infarto a sindaco e municipali, Bellinzona dice «no»
Nel merito - e di immagine - la greve sconfitta subita oggi da Mario Branda (nella foto) sindaco e dalla sua effettiva maggioranza trasversale a Bellinzona (socialisti, liberali-radicali, pipidini e Verdi) nella votazione sul “referendum” lanciato contro il nuovo regolamento comunale, primari attori Lega dei Ticinesi ed Unione democratica di Centro su un fronte e Movimento per il socialismo sull'altro. Motivo di scontro, su un complesso di 127 punti in cui il testo era stato sviluppato, il contenuto dell'articolo 91 circa i salari che sindaco e municipali - valendo per l'appunto la maggioranza - si sarebbero attribuiti. Indiscutibile il responso delle urne: con il 43.1 per cento di partecipanti (11'575 su 26'856; voto per corrispondenza al 92.52 per cento del totale), “no” al 58.0 per cento (6'636 schede) e “sì” al 42.0 per cento (4'739 schede); 163 le bianche, 37 le nulle. Laconico il commento da piazza Nosetto: “Il Municipio prende atto dell'esito del voto”. In caso di sconfessione della tesi referendaria, al sindaco Mario Branda sarebbe andato un salario di 120'000 franchi (più 12'000 in rimborsi-spese) per l'impegno calcolato al 70 per cento; al vicesindaco Andrea Bersani sarebbero spettati emolumenti per complessivi 104'000 franchi (di cui 9'000 in rimborsi-spese) su impegno calcolato al 60 per cento; a ciascun municipale, per impegno calcolato al 50 per cento, 86'000 franchi (di cui 6'000 in rimborsi-spese).
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