Gambarogno, gestiva il bar ma non pagava l'Avs: brasiliana nei guai

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Gambarogno, gestiva il bar ma non pagava l'Avs: brasiliana nei guai
Si allarga la voragine dei debiti del già bar-ristorante “Al ristoro”: per un paio di anni almeno, la titolare ha aggirato vari obblighi verso la gerente trattenendo parte del salario, “dimenticandosi” di versare gli assegni familiari e dichiarando il falso sull'affiliazione a questa o a quella cassa di compensazione. Sullo sfondo, fornitori rimasti all'asciutto ed affitti non pagati... prima della fuga all'estero, e chi s'è visto s'è visto.

Una denuncia penale a più voci, dall'appropriazione indebita alla violazione degli aspetti assicurativi e contrattuali con sconfinamento nel falso in documenti e nell'usura, si profila in queste ore a carico dell'ex-titolare di un esercizio pubblico in Gambarogno frazione Quartino, cittadina brasiliana già domiciliata nel territorio comunale e che, come accertato dal “Giornale del Ticino” in breve giro di inchiesta, è sparita dalla circolazione ovvero si è annunciata partente - ma alla chetichella - alcuni mesi addietro, in linea di massima tra maggio e giugno. Evidenze di indagine giornalistica hanno condotto infatti a stabilire che la donna, ai tempi in cui operava da proprietaria dell'attività al bar-ristorante “Al ristoro” di via In Paés 64 (il ritrovo esiste ancora, sotto altra denominazione ma senza che sussista alcun rapporto con la precedente titolare e, per chiarezza, senza alcuna relazione con l'omonima identità operativa a Lugano), ha infatti omesso volontariamente e scientificamente di procedere al versamento dell'Avs alla gerente che svolgeva con puntualità le funzioni di sua pertinenza, e ciò per un periodo che risulta essere non inferiore ai 24 mesi. Il trucco, a più fasi: dichiarare alla gerente, in un preciso momento dell'anno solare, l'avvenuta iscrizione ad una specifica cassa di compensazione, indi sottoporre alla gerente stessa un'attestazione - a questo punto, dall'oltremodo dubbia autenticità - dell'invio dei documenti, poi ancora riferire di aver scelto il trasferimento ad altra cassa di compensazione, e ciò su suggerimento di questo o quel fiduciario. All'approssimarsi della fine del 2015, dopo aver ripetutamente chiesto gli estratti dei versamenti Avs e non aver mai ricevuto risposte adeguate, la gerente - che già nutriva dubbi fondati, essendosi trovata persino a dover negoziare una... rateazione degli assegni familiari indebitamente trattenuti dalla titolare dell'esercizio e riversati solo a prezzo di un'estenuante trattativa - aveva dato inizio ad un giro di telefonate alle principali casse di compensazione, ottenendo sempre l'identica risposta: no, qui da noi no.

Il mancato versamento dell'Avs è solo uno tra gli elementi acquisiti in tempi recenti all'interno di una vicenda che suona strana anche per altri aspetti: a titolo di esempio, il fatto che, una volta chiuso quasi all'improvviso l'esercizio pubblico di via In Paés 64, la donna si sia dichiarata in carenza beni dall'oggi al domani ma, dopo qualche mese, abbia ripreso ad operare nel medesimo comparto, sia pure con altro ruolo, in un bar nel frattempo riattato e riaperto sullo stesso territorio comunale, ed anzi, a meno di tre chilometri dal luogo della precedente attività. Consta infatti che, oltre ad aver illecitamente trattenuto una quota dei salari dovuti alla gerente (che era a contratto - sottoscritto da ambo le parti - per cifra congrua secondo la tipologia dell'impegno), la titolare dell'esercizio abbia omesso di riversare assegni familiari per un cospicuo numero di mesi nel secondo anno di gerenza e si sia “dimenticata” di pagare gli ultimi stipendi; fatto che sorprende solo in parte, alla luce dell'accertata voragine di debiti verso fornitori e terzi “in genere”. Voragine in ampliamento, ed ora si parla di un'entità intorno ai 200'000 franchi considerandosi inoltre gli affitti non pagati e la mancata corresponsione del dovuto (circa 30'000 franchi da diluirsi nel tempo) per il rilevamento dell'inventario, operazione connessa a doppio vincolo con l'affitto del bar-ristorante e di un appartamento.

Di spiegare la situazione e di trovare almeno una traccia di accordo con i creditori, per carità, la fuggitiva non ha proprio voglia: non rispose, per dire, a due chiamate dell'autorità giudiziaria per un contraddittorio su sue dichiarazioni dall'ormai palese mendacità e formulate - così si ha diritto di opinare sulla scorta di convergenze in serie - al solo scarico di proprie effettive responsabilità. Da chiarirsi sarebbe anche - e solo una testimone diretta può farlo, nevvero? - la causa del dissesto di quel bar-ristorante che, per quanto discosto, era discretamente frequentato da una clientela abitudinaria e, in giornate ordinarie, capace di produrre fatturato più che sufficiente per la copertura di spese e salari; da chiarirsi per la forma soltanto, in verità, dal momento che abitudine di un sodale della titolare - e con la connivenza di quest'ultima, che pure era a conoscenza dei ripetuti fallimenti imprenditoriali dell'uomo - era il mettere le mani nella cassa per la soddisfazione di esigenze e di capricci. A danno della gerente, per prima cosa, ed in turbinio di fiduciari incaricati e revocati e di contabili nominati ieri e demansionati o stralciati oggi. E, corre l'obbligo di aggiungere, sotto gli occhi di qualche autorità.

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