“Bomba” nell'editoria cartacea quotidiana, divorziano CdT e GdP

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“Bomba” nell'editoria cartacea quotidiana, divorziano CdT e GdP
Si interrompe - dopo 14 anni - la collaborazione tra le due testate: da gennaio 2018 ciascuno per la sua strada. Scelta di campo, sta scritto, compiuta da monsignor Valerio Lazzeri vescovo di Lugano; per quale progetto? E, nel frattempo, prendono corpo le voci su un'altra “integrazione”...

Cattolica lei, laico lui. Insieme per quasi 14 anni, con matrimonio non concordatario che all'epoca - ed erano tempi in cui i consimili morivano schiantandosi come ditteri sulla carta moschicida - parve ad entrambi utile. Nozze ai soli effetti civili, e nozze che ora giungono allo scioglimento, con preannuncio pubblico valendo la data del 1.o gennaio 2018. Sì, si lasciano, si separano, GdP e CdT, sigle tra le quali si insinua per sintesi - ma tranquilli, non abbiamo alcun ruolo in tale vicenda - il nostro GdT. “Diversa visione sul futuro, diversa visione sul ruolo del GdP nel mondo editoriale ticinese”, annuncia Valerio Lazzeri monsignore e vescovo di Lugano e soprattutto nel ruolo di editore. Quindi: decade ogni vincolo, decade la collaborazione editoriale. E decade, tra l'altro, il potenziale accordo di prosecuzione del rapporto in materia di raccolta pubblicitaria; che potenziale, si sa, è in forza di scelte che nel frattempo erano state compiute nell'àmbito della “MediaTi holding” di cui il “Corriere del Ticino” fa parte: sta per spirare la collaborazione più che secolare con la “Publicitas”, le attività commerciali saranno dunque svolte “in proprio”.

Nell'impossibilità di leggere (ops) oltre quel che sta scritto in una nota ufficiale pubblicata stamani e limata sino alla virgola in firma comune, tanto di più in assenza di definizioni sul logico rientro delle quote societarie a coloro che le avevano alienate, figurarsi se ha un senso compiuto il prefigurare quale sia il futuro della parte finanziariamente più debole nel progetto familiare già condiviso. La decisione, questo sì, parte per l'appunto dal vescovo con il consenso di Alessandra Zumthor direttrice del quotidiano: il quale vescovo, non nuovo ad interventi secchi e netti (si pensi alla coraggiosa apertura di uno sportello di ascolto per quanti abbiano subito abusi in àmbito ecclesiale), un'idea precisa di quel che intende fare sul versante della comunicazione e dell'informazione deve avere, pur riconoscendo sia il valore della relazione intrapresa - nel 2004, quando al timone era monsignor Giacomo “Mino” Grampa ora vescovo emerito, furono i denari del CdT a salvare il GdP dal rischio di chiusura - e la solidità del rapporto instauratosi anche nelle forme di una stringente collaborazione (di fatto, al GdP potevano servirsi del CdT come di un'agenzia e ripubblicare gli articoli in contemporanea), forse si sta proponendo un rilancio concettuale della testata, ancorandola effettivamente - era poi una tesi primaria nel periodo della direzione di Claudio Mésoniat - al rimanere testimone della quotidianità cattolica nella dimensione della Svizzera di lingua italiana. Sempre che il mantenimento della periodicità a sei numeri settimanali costituisca ancora un precetto; non è dato, tanto che a lungo erano circolate nell'ambiente giornalistico le ipotesi - come si vede, erano solo tali - di una riduzione delle uscite alla cadenza una volta ogni sette giorni ed a mo' di supplemento dello stesso CdT.

Tutto ciò avviene nel momento in cui la concentrazione delle testate sotto un ristretto numero di ombrelli non è ancora conclusa. Nel “web”, al di là della continua fioritura di esperimenti effimeri e non supportati da minimi fondamentali economici e da minime strutture dichiarate, i passaggi di proprietà sembrano all'ordine del giorno; sul cartaceo, pare destinato ad una più stretta integrazione - e su fronte strettamente editoriale - anche il rapporto istituito fra “MediaTi holding” e società editrice del settimanale “Il caffè”, dopo il dimagrimento imposto all'organico (ed alla foliazione) di quest'ultimo. Tanto che fonti bene informate non esitano nel sussurrare che il futuro, questo sì tangibile, starebbe nella conversione del “Caffè” stesso a settimo numero (domenicale) della galassia CdT. Possibile, probabile, se intesa sarà trovata sul “cumquibus”. Ops, pardon: l'accordo di massima, in questo senso, sarebbe già stato trovato.

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