A margine / Una “campagna di Russia” che rischia di essere fine a sé stessa

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A margine / Una “campagna di Russia” che rischia di essere fine a sé stessa
Da Mosca è rientrata l’imponente delegazione ufficiale (80 effettivi, spesa 260'000 franchi) andata a cercare la disponibilità degli imprenditori ad insediarsi in Ticino. Circa gli esiti della missione, molte parole ma nulla di firmato. Atroce sospetto: non è che si sia andati a gettar semenza in un campo già dissodato, arato, sfruttato ed infine abbandonato da altri?

Non eravamo presenti nel momento in cui la comitiva ebbe ad imbarcarsi sull’aereo; ed un po’ ci dispiace, perché il Ticino istituzionale avrebbe offerto nella circostanza una riedizione delle trasferte con cui, negli Anni ’60 e ’70 del secolo scorso i dirigenti periferici del Partito comunista italiano (con qualche aggregato dal Bellinzonese, a volte) andavano a scoprire le indiscutibili meraviglie dell’ovviamente meraviglioso sistema meravigliosamente sovietico, magari portando calze di “nylon” nei recessi della valigia. Non eravamo presenti nemmeno nel momento del ritorno, e questo ci pesa un po’ meno: nulla di più triste che l’accogliere un’ottantina di politici, qualche giornalista accreditato, dignitari di primo rango e funzionari di terz’ordine (burocraticamente parlandosi, neh) che siano andati in missione per esaltare l’indiscutibile attrattiva dell’ovviamente attrattivo sistema meravigliosamente occidentale agli occhi dei nuovi magnati russi, quelli che spendono o che dovrebbero spendere, quelli che investono o che dovrebbero investire.

Così stanno infatti le cose: i sempre meno capitalisti (nel senso che manca il denaro) dell’Ovest vanno a bussare ai sempre più capitalisti (nel senso che la pecunia abbonda nelle loro tasche) dell’Est. Appena 50 anni or sono la delocalizzazione di un’industria nell’allora Togliattigrad veniva salutata dai sindacalisti come una conquista del proletariato; oggi si scatena un sacrosanto terrore nelle maestranze appena corre voce che una particolare linea di produzione, o il laboratorio di ricerche, sta per essere traslocato in Lituania, figurarsi, il nuovo direttore della fabbrica ha una fidanzata originaria di Vilnius.

Sempre all’insegna dei “non” anche qualche altra considerazione. Non abbiamo notizia di risultati concreti dalla missione - si sono mossi in 80, in un’interrogazione odierna il granconsigliere Lorenzo Quadri ha parlato di viaggio dal sapore “vagamente craxiano” stante il numero dei partecipanti - che con finalità legate alle buone relazioni economiche è stata condotta in questi giorni sotto l’egida del Consiglio di Stato, piombato su Mosca quasi al pieno degli effettivi (quattro su cinque, nemmeno se a Lugano fosse venuto il Sommo pontefice); non abbiamo notizia forse perché si è trattato di un passo all’interno di progetti dall’ampio respiro; non abbiamo notizia di ciò forse perché molti tra gli interlocutori si sono riservati di esaminare accuratamente la documentazione ricevuta; non abbiamo notizia di ciò, con maggior livello di probabilità, perché esiti utili semplicemente non vi saranno. Fossimo stati nella controparte, al di là di tutta la cortesia che si impone nel ricevere un ospite, durante uno dei tanti incontri ufficiali avremmo obiettato: “Scusate, ma dovevamo aspettare proprio voi per capire se il Ticino sia o non sia un luogo interessante per le nostre attività? Guardate che anche da noi c’è InterNet, anche da noi ci sono libri e riviste, anche da noi ci sono analisti finanziari, anche da noi sappiamo che cosa valga la pena di inseguire e che cosa sia invece il caso di abbandonare”.

Tra un “busillis” già risolto ed un “business” che è ancora ai piedi della rampa di lancio mai costruita, lo si creda, non sussiste soltanto una distanza sul vocabolario. Per anni ed anni la Russia post-comunista (ma neo-putiniana; poche o nulle le differenze quanto a modalità di gestione oligarchica del potere) è stata decantata come un formidabile mercato al quale accedere e come un fantastico serbatoio di risorse primarie a cui attingere, e guai a quelli che fossero rimasti indietro nella corsa; se soltanto non ci si fosse fatti abbacinare dalle illusioni si sarebbe capito che, con il subentro di un nuovo ordine a quello precedente, a controfirmare i contratti sarebbe stato più l’“apparatchik” inquadrato militarmente, ma un altro “apparatchik” inquadrato in gerarchie dall’identica cifra. Ovvio: ora esistono alcune centinaia, forse migliaia di persone che in un modo o nell’altro possono disporre di sostanza e dunque di denaro, ed è giusto che con loro si tenti di impostare una linea privilegiata nel mondo affaristico; ma tutto ciò somiglia ad un’operazione intempestiva e quindi di retroguardia. Fra le proposte, quella di collocare imprese e strutture in Ticino, con l’ormai consueto richiamo alla centralità di questo Cantone nello scacchiere logistico europeo; cosa che qualunque imberbe studente moscovita, purché munito di una cartina geografica, avrebbe saputo indicare da sé. Altri “atout”: il vuoto. L’unico argomento cui l’interlocutore sarebbe sensibile si chiama “leva fiscale”, con il necessario corredo di esenzioni e di facilitazioni; in questo campo c’è però chi fa assai meglio, e proprio all’interno dei confini elvetici.

Post scriptum - Proprio di stamane un’interrogazione parlamentare per la firma (quando si dice il caso) dal granconsigliere premenzionato. Il quale granconsigliere Lorenzo Quadri fa notare una curiosa coincidenza: mentre si va a bussare ad ogni porta per stimolare gli insediamenti russi in Ticino, i responsabili di una società russa - trattasi della “East metal Sa”, giunta qui nel 2007 da Ginevra - stanno seriamente pensando a trasportare armi e bagagli nel Canton Zugo, dove troverebbero minori difficoltà in materia di permessi, di gestione fiscale, persino di comunicazione con quanti presidiano gli uffici pubblici. Suggerimento: prima di avventurarsi in terreni insondati o già arati da altri, tra l’altro con una spesa non indifferente e che è stata quantificata in 260'000 franchi a carico del cittadino contribuente, non sarebbe il caso di difendere l’esistente?

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